thewreader:

ogni volta che si (italians.corriere) prova a (europaquotidiano) cambiare politica dal basso (repubblica) noi alziamo la testa (ilmanifesto) il rischio è (loccidentale) di mettere un (ilsole24ore) Piede sulla merda (youtube)

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ogni volta che si (italians.corriere) prova a (europaquotidiano) cambiare politica dal basso (repubblica) noi alziamo la testa (ilmanifesto) il rischio è (loccidentale) di mettere un (ilsole24ore) Piede sulla merda (youtube)

[…]ho deciso di non votare più il Partito democratico. Almeno questo Partito democratico. Mi arrendo, mi tiro fuori dal dibattito: e pensare che l’anno scorso avevo pure pensato di iscrivermi.

Vedo un segretario come Bersani che rinvia a tempi migliori le primarie, considera eversiva ogni critica al Quirinale e definisce «beghe di partito» divergenze cruciali su argomenti di interesse generale che invece fanno la differenza; un presidente come Rosy Bindi che, insolenze di Grillo a parte, detta legge in materia di diritti civili e testamento biologico, dando del «massimalista» (sic) a chi sostiene, in linea con la sinistra europea, la liceità dei matrimoni tra gay; un vice-segretario come Enrico Letta per il quale è preferibile che i voti in libera uscita «vadano al Pdl piuttosto che disperdersi verso Grillo».

«Boh! Come Bologna», avrebbe commentato il portantino comunista Nino Manfredi di “C’eravamo tanto amati”. Non capisco nemmeno io. Questo partito indeciso a tutto, per dirla con Flaiano, non è né di lotta né di governo, un ibrido, appunto un amalgama malriuscito che non sta insieme e non sta in piedi. Per un motivo semplice: come può accettare le nozze civili tra omosessuali chi oggi sta nel Pd e negli anni Settanta ha votato con Fanfani contro il divorzio? Non si può, infatti la Bindi, che vedo spesso sfrecciare a un passo da Montecitorio circondata da un apparato di sicurezza degno di Obama, sfodera cavilli tecnici poco commendevoli, magari formalmente corretti ma ipocriti e irrispettosi nella sostanza.

Ho militato da ragazzo nella Fgci, ho lavorato 24 anni a “l’Unità”, dal 1976 al 2000, ho continuato a praticare una cordiale amicizia elettorale nei confronti del post-Pci, nelle sue differenti configurazioni, anche quando da quel partito mi davano in pubblico della «puttana di regime» e del «verme della terra» (testuali), scrivendo io su un giornale di centrodestra per vivere. Meschinerie, quindi sopportabili.

Ma ora no. Le ironie sul Pd, così care ai comici, che siano i fratelli Guzzanti, Maurizio Crozza o Max Paiella, non mi divertono più. Perché la realtà ha superato la farsa. Per dire: quante eccezioni al limite sacrosanto dei tre mandati parlamentare dovranno sopportare gli iscritti al Pd affinché non si gridi al “qualunquismo” grillino? Possibile che neanche D’Alema o Veltroni, dopo sette legislature, avvertano l’esigenza di fare, come s’usa oggi dire in politichese, un semplice passo indietro?

Ecco, il passo indietro lo faccio io. Negando il mio voto[…]

Addio Pd, non ti voterò mai più (via superfuji)
[…]Vergognatevi, voi che avete combinato un simile pasticcio. Siete vecchi, anche se non tutti anagraficamente. Non sapete niente degli umori della città. Non è promettendo quel che non potrete garantire (almeno onestamente) che scardinerete la porta di diffidenza che ormai ci separa. E non perchè siete disonesti (almeno non tutti), ma perché siete incapaci.
Siete scarsi.
Siete gente da poco.
Siete inetti.
Avete costretto decine di migliaia di cittadini a fare ore di coda per dare un voto al nulla.
Il nulla vi ripagherà.
E’ provato: il centrosinistra in Sicilia è in mano a inetti (via superfuji)
Oggi l’economia è fatta per costringere tanta gente a lavorare a ritmi spaventosi per produrre delle cose per lo più inutili, che altri lavorano a ritmi spaventosi, per poter comprare, perché questo è ciò che dà soldi alle società multinazionali, alle grandi aziende, ma non dà felicità alla gente. Io trovo che c’è una bella parola in italiano che è molto più calzante della parola felice, ed è contento, accontentarsi, uno che si accontenta è un uomo felice. — T.Terzani-da Anam, il senzanome, Longanesi, 2004 (via dapa)

(via ildapa)

superfuji:

“Recentemente gran parte della stampa si è scagliata contro Michel Martone, l’attuale viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, ponendo dei dubbi sulla sua fulminea carriera: a 23 anni è stato dottorando, a 26 anni ricercatore universitario, a 27 professore associato e a 29 professore ordinario. Le accuse sono state, in primis, l’inusuale velocità della carriera, poi il fatto che Michel Martone fosse il figlio di un ben più importante Martone, molto vicino a persone di discutibili valori (accademici ça va sans dire): Craxi, Verdini, Brunetta e Berlusconi. Le accuse sono state particolarmente violente nei riguardi del concorso con cui Michel Martone è divenuto professore ordinario. Ma non si può essere prevenuti, vediamo i fatti. Al concorso vinto da Martone parteciparono 8 candidati. Ma prima dell’inizio delle valutazioni inviarono una lettera di rinuncia 6 degli 8 partecipanti. [Nota: nei concorsi universitari i “vincitori” sono due; quindi, se su otto candidati sei si ritirano, i due rimasti, a meno che non siano palesemente analfabeti, saranno automaticamente i “vincitori”, non essendoci problemi per la commissione nello stilare graduatorie di merito o nel giustificare l’esclusione di qualcuno]. Qualcuno si chiederà: ma forse gli altri candidati erano talmente scarsi che, una volta saputi i nomi degli altri concorrenti, hanno valutato che fosse inutile partecipare. Si può controllare facilmente, gli atti dei concorsi sono pubblici, così come le loro pubblicazioni, ecco la situazione: i 6 candidati che si sono ritirati presentavano: Giovanni Arrigo 100 lavori, Gabriella de Simone 70, Marco Marrazza 35, Rosario Santucci 18, Franco Scarpelli 30, Stefania Scarponi 50. E Michel Martone? 1 lavoro pubblicato (uno!). Ma, sempre per non essere prevenuti, qualcuno potrebbe supporre che i lavori dei 6 ritirati fossero di qualità così infima da essere considerati di valore pressoché nullo. Ebbene, sembra che non sia così. Dei 6 candidati che si sono ritirati, 5 sono diventati professori ordinari. Cioè altre 5 commissioni, composta ognuna da 5 commissari ciascuna, per un totale quindi di 25 commissari, hanno valutato i lavori dei 5 ritirati di notevole valore, tanto da promuoverli a professore ordinario. Ma allora, si potrebbe pensare, forse l’unico lavoro di Martone era di tale meravigliosa eccellenza da sopravvalutare qualunque altro concorrente. Ma neanche questo sembra plausibile[…]”

Michel Martone, professore ordinario a 29 anni? Cerchiamo di non essere prevenuti

Nell’intervista a Repubblica, Bersani ha derubricato il caso Lusi a semplice vicenda di «persona iscritta al partito coinvolta in casi giudiziari» e sulla questione Penati ha risposto come il Craxi dei tempi d’oro: «Le calunnie non le leggo, passo tutto agli avvocati per le querele».

Tocca far notare che fino a ieri Lusi non era un semplice iscritto al Pd, ma un suo potente senatore, portato in parlamento via Porcellum, cioè quanto meno con l’assenso decisivo del segretario.
Su Penati va ricordato invece che era il capo della segreteria politica del medesimo Bersani e che il gip di Monza non ne ha disposto l’arresto solo perché le tangenti provate sono già state prescritte, quindi ora si indaga per eventuali mazzette successive.[…]

L’arrocco (via superfuji)
Siamo l’unico paese dell’Africa Settentrionale che non si è ancora ribellato alla dittatura. — Enrico Bertolino (via dapa)

(via onepercentaboutanything)

quoteskine: GPOYW - The Budget Cuts Edition

quoteskineGPOYW - The Budget Cuts Edition

(via ilvale)